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Autunno 2015, eccoci al raccolto

ciao a tutti!!

manco da tanto lo so… e sono senza scuse.

ho mancato anche di mettere online le ‘panne‘. Sapete cosa sono? Sono i fiori dell’ulivo e quest’anno, a luglio, erano uno spettacolo. Guardate un po’!?!?!?

le-panne-a-giugno-2015-_collina-di-san-ferian

Ma era estate e, si lavorava a mettere apposto quello che d’inverno non riusciamo. Poi l’autunno e la promessa che facevano le panne, tante tante, è stata mantenuta.

Un raccolto ottimo!

Non abbondantissimo ma grande qualità … la mosca l’abbiamo scampata quest’anno, siamo molto contenti!!

Così, preso dalla gioia, sono riuscito a scollarmi dalla terra e venire qui sulla nuvola per caricare mia figlia mentre raccoglie le olive… è  il primo anno che le affido l’attrezzo.

Silenziosa, diligente, un soldatino … mentre la nonna controlla e le chiede se è stanca.

Ciao a tutti !!

 

 

 

 

buone feste dalle colline di pietra!!

Al giro dell’anno, nel periodo natalizio, siamo spesso presi dalle ultime incombenze.

… Allora i regali, le visite e le cene da programmare …e tutto il resto.

Tutto ciò spesso ci porta lontani dallo spirito di una festa che, più di altre, potrebbe riportarci alla favola. A quello che lega l’uomo alla parte di tempo che magicamente non scorre.

Ci arriva da Mario (un caro amico)  un bel filmato che vi proponiamo coi nostri auguri.

Una bella storia per i bimbi di ogni età, fatta da bimbi che si divertono!

Tanti auguri!!

 

 

 

ricetta focaccia alla zucca

l’extra vergine per la focaccia

Ciao a tutti.

Considerato il periodo ‘quasi festivo’  ci permettiamo di consigliarvi un piccolo “fuori-programma”, anzi una vera sciccheria.

Giorgia (non ha bisogno di presentazione, una delle anime più simpatiche fra i tanti e ottimi food bloggers partenopei) ci ha fatto la focaccia … E che focaccia!!

Se – come noi – siete drogati di carboidrati, provate a seguire la ricetta e vedrete che aperitivo, che splendido sottofondo agli antipasti per una cena importante.

Aldilà dell’amore per la focaccia, poi, ci interessava partire da un piatto semplice, basico, che – a differenza di quanto si pensi – dipende moltissimo dalla qualità degli ingredientiolio compreso naturalmente!

A tale proposito Giorgia dice che col nostro olio il sapore della focaccia, legato alla nota rotonda della zucca, è decisamente delicato.

Noi speriamo che, assieme all’idea, anche l’olio le permetta di vincere il contest cui partecipa con questo piatto e aspettiamo i commenti di tutti quelli che vorranno provare a cucinare la sua soffice focaccia alla zucca.

Per ogni dettaglio sulla focaccia di Giorgia basta cliccare il suo nome in qualsiasi punto del post e … Alla prossima ricetta!

Un saluto da Giorgia e Maurizio

extra vergine d'oliva taggiasca

assaggiare l’extra vergine

Ciao a tutti!

Oggi ci occupiamo di come si assaggia l’unguento.

Argomento che a molti sembrerà banale ma che non lo è affatto.

Quanti, infatti, vi avranno detto … ci va il pane…magari caldo, o un po’ abrustolito sulla fiamma.
Bene… Niente di più sbagliato!
Come vi dicessero di assaggiare un buon barolo mentre masticate, letteralmente, un risotto al tartufo. Vi pare ragionevole?
Dopo qualche rimuginio abbiamo optato per qualcosa di scarno.

un decalogo … sembra fatto apposta ma i punti sono venuti 10 … In tutta umiltà giuro!!!

  1. l’olio va assaggiato con un cucchiaio da cucina…non preoccupatevi non vi fa male
  2. riempitelo e portatelo alla bocca a temperatura ambiente
  3. tenetelo a ravanare in bocca, in tutta la bocca (sopra, sotto, sull’interno guancia) per 10 secondi
  4. iniziate a mandarlo giù
  5. mentre deglutite…con calma…cercando di assaporare la bevanda.
  6. inspirate con forza
  7. nel mentre continuate a deglutire sino a quando non è andato giù … non cercate di trattenerlo in bocca
  8. a quel punto avrete concluso l’esperienza dell’assaggio
  9. pensate a quanti sapori avete sentito
  10. a)fruttato per primo; b) piccante per secondo; c) amaro per ultimo…e poi tutti insieme mentre deglutiamo

Tenete conto che i tre gusti ci sono se l’olio è un extravergine di razza ma, al contempo, che si sentono con maggior o minor forza a seconda del cultivar che state assaggiando, del sito che ospita la pianta, le condizioni climatiche quindi … del tipo di coltivazione, di frangitura, di conservazione e, infine, dell’età dell’olio.

Insomma un mondo complesso come tutti i mondi legati ai miracoli di ogni territorio … quando viene rispettato!


Buon assaggio a tutti!

olio in vetro

i tre gusti dell’extra vergine

Ciao a tutti,

sarà che c’è il nuovo raccolto … sentire gli odori dei frantoi e vedere le olive nei cesti sul furgone mi ha fatto venire in mente il “buono dell’olio”.

E’ vero che, in assoluto, non esiste un olio migliore di un altro.

Il gusto regna sovrano in cucina, ognuno di noi quindi può amare un olio piuttosto che un altro.

Nonostante ciò è ben vero che ci sono gli oli che non sanno di nulla, o che sanno di “troppo”. in altri termini che non accompagnano il cibo come dovrebbe fare un condimento che si rispetti ma lo ammutoliscono o ne virano pesantemente il carattere.

E’ il caso degli oli nei quali domini uno dei tre elementi che compongono il gusto dell’olio extravergine d’oliva.

Ma andiamo per ordine.

Un olio si rivela tramite il suo odore. L’oliva è un frutto e il suo odore è dunque “fruttato”. Componente spesso inspiegabile del gusto di un olio si riconosce bene dal suo profumo.

Come dire che un buon olio ha un buon profumo… vi torna?

Un olio poi nella spremitura si porta dietro una serie di ‘cose buone’, componenti anti-ossidanti con nomi stranissimi che sono veri e propri toccasana per il nostro organismo (tocoferoli, polifenoli, tirosolo…ecc.).

La sensazione tattile del piccante, cui sono sensibili soprattutto le papille in fondo alla lingua, dipende dalla qualità e quantità di queste ‘cose buone’.

E fino a qui è chiaro no?!?!

Infine parliamo del gusto amaro. Questo gusto si percepisce nel terzo posteriore della lingua, vicino alle papille circunvallate, ed è spesso (contrariamente a quanto si dice volgarmente) tutt’altro che spiacevole … a volte un gusto amaro, miscelato al sapore di spezie, o al fruttato, può offrire sensazioni molto piacevoli.

L’amaro in bocca comunque, assieme al profumo fruttato e al piccante di un buon olio si percepiscono pienamente mediante tutte le papille gustative del nostro organismo, alcune posizionate in fondo al cavo orale.

Assaggiando un cucchiaio di buon olio quindi, evitando di cospargerlo su una fetta di pane ma bevendolo come si farebbe con qualsiasi altra bevanda, dovremo porre attenzione a tenerlo qualche secondo in bocca permettendogli di bagnare tutte le pareti interne.

Poi, inspirando, lo manderemo  giù … faremo attenzione infine a espirare dal naso per far emergere quelli che saranno, a quel punto, i tre attori di una completa esperienza sensoriale dell’olio: fruttato, piccante e amaro.

Un esperienza in grado di “descrivere” tutte le caratteristiche e le dominanti di quel particolare extra vergine d’oliva.

A presto!!

colline di pietra

 

 

oliva taggiasca

la promozione del nuovo raccolto

ciao a tutti,

Se amate l’olio ligure di Taggiasca forse questo è il momento giusto per conoscerci.

In occasione del nuovo raccolto parte una promozione che durerà tutto il mese di Novembre.

Potrete acquistare molti nostri prodotti a un prezzo speciale.

… E per una spesa oltre i 120 euro il trasporto è compreso nel prezzo.

Saluti

colline di pietra

Ne ‘L’angelo di Avrigue’ (Einaudi Torino, 1983) Francesco Biamonti (San Biagio della Cima 1928-2001) ritratto in una delle foto davanti a un muro di pietre a secco, parla delle colline di pietra.

Il nostro cibo, la nostra cultura, il nostro carattere, come ogni altra cosa che ci riguarda èlegato alla terra che ci ha visto nascere. le terrazze in Liguria sono spesso molto strette e ripide, ogni piccolo pezzo di terra è conquistato come uno scrigno.

A volte la pendenza è tale che il manto di pietra sulla sommità del muro si interrompe un poco, liberando solo qualche palmo di terra viva, e riparte immediatamente sulla base del muro superiore che sostiene la terrazza successiva (‘fascia survana’).

Così nei secoli, per coltivare, abbiamo ricoperto di pietra intere colline, addomesticato una terra aspra perché desse qualche frutto. Spesso la letteratura riesce a parlare della gente descrivendo la sua terra. Le colline di cui parla Francesco sono una metafora di un popolo.

Come le colline che abitiamo e coltiviamo anche noi liguri siamo spesso rivolti verso il nostro interno, ricoperti anche noi, forse, dal manto di pietra che riveste le colline. Il nostro carattere, formato dalle colline, unisce l’asprezza dei ‘rivassi, irti di rovi, alla dolcezza dei ‘poggi’ battuti dal sole.

Ogni nostro pensiero nasce e si specchia su quelle colline. Ogni prodotto della terra nasce dalle pendici scoscese e porta il gusto delle mattine fresche dei valloni ripidi nell’ombra, deipomeriggi esausti di sole sulle terrazze coltivate.

L’ampiezza della gamma di colori e profumi, che vivono nell’ombra fresca del mattino e nelsole torrido del pomeriggio, nel muschio umido e nella ginestra secca di sole, è la medesima che ogni anno troviamo nell’olio. Al suo interno sole e brezza si mescolano come il gusto del rosmarino nodoso e quello dolce, fresco, del finocchio selvatico.

La forza di sapori diversissimi tra loro dà vita a un olio ricco di gusto eppure equilibrato, all’interno del quale i forti contrasti sembrano trovare un originale, unico, equilibrio.

 

colline di pietra

Ne ‘L’angelo di Avrigue’ (Einaudi Torino, 1983) Francesco Biamonti (San Biagio della Cima 1928-2001) ritratto in una delle foto davanti a un muro di pietre a secco, parla delle colline di pietra.

Il nostro cibo, la nostra cultura, il nostro carattere, come ogni altra cosa che ci riguarda èlegato alla terra che ci ha visto nascere. le terrazze in Liguria sono spesso molto strette e ripide, ogni piccolo pezzo di terra è conquistato come uno scrigno.

A volte la pendenza è tale che il manto di pietra sulla sommità del muro si interrompe un poco, liberando solo qualche palmo di terra viva, e riparte immediatamente sulla base del muro superiore che sostiene la terrazza successiva (‘fascia survana’).

Così nei secoli, per coltivare, abbiamo ricoperto di pietra intere colline, addomesticato una terra aspra perché desse qualche frutto. Spesso la letteratura riesce a parlare della gente descrivendo la sua terra. Le colline di cui parla Francesco sono una metafora di un popolo.

Come le colline che abitiamo e coltiviamo anche noi liguri siamo spesso rivolti verso il nostro interno, ricoperti anche noi, forse, dal manto di pietra che riveste le colline. Il nostro carattere, formato dalle colline, unisce l’asprezza dei ‘rivassi, irti di rovi, alla dolcezza dei ‘poggi’ battuti dal sole.

Ogni nostro pensiero nasce e si specchia su quelle colline. Ogni prodotto della terra nasce dalle pendici scoscese e porta il gusto delle mattine fresche dei valloni ripidi nell’ombra, deipomeriggi esausti di sole sulle terrazze coltivate.

L’ampiezza della gamma di colori e profumi, che vivono nell’ombra fresca del mattino e nelsole torrido del pomeriggio, nel muschio umido e nella ginestra secca di sole, è la medesima che ogni anno troviamo nell’olio. Al suo interno sole e brezza si mescolano come il gusto del rosmarino nodoso e quello dolce, fresco, del finocchio selvatico.

La forza di sapori diversissimi tra loro dà vita a un olio ricco di gusto eppure equilibrato, all’interno del quale i forti contrasti sembrano trovare un originale, unico, equilibrio.

 

le valli del cultivar taggiasca

geo france

Se venite dal nord in Italia, dalla Germania per esempio, raggiungete il mare dalla Milano-Genova. Le strade che portano a Imperia, sul versante italiano, passano da Genova. Si arriva al mare in autostrada guardandolo dall’alto e le colline ti aspettano dietro le gallerie.

Arrivando dalla Francia, invece, ci trovate all’interno di una delle prime vallate appena passata la frontiera: il secondo paesino percorrendo la Valle del Crosia. Il territorio ingauno, che comprende le valli dell’ulivo e dell’olio di taggiasca, è il tratto di costa e il suo entroterra che dalla frontiera si spinge sino alla provincia di Imperia.

geo taggiasca

Le nostre valli si staccano a perpendicolo sulla linea costiera.  Per lo più impervie, spesso molto fresche d’estate, si staccano dalla costa salendo su fino ai crinali che d’inverno a volte s’imbiancano. Gli ulivi sono dappertutto, sulla costa ma soprattutto nelle valli. Sulle pendici collinari punteggiate da piccoli paesi che, nel tempo della grande crisi, si stanno pian piano ripopolando.

geo san biagio

San Biagio è uno di questi paesini. Il borgo storico sorge sul versante ovest della valle e si espande, verso la fine del secolo scorso, su quello est. Buona parte delle sue colline sono, nonostante tutto, ancora coltivate. Le terrazze ospitano fiori, piante verdi, mimosa, ginestra e ulivi. Il paese parte da 90 metri sul livello del mare e si estende sino a 300 metri circa. Il clima è mite. La vallata, sino a Soldano – il paese che lo segue sulla strada – si addentra con dolcezza nell’entroterra. Pochi minuti di bicicletta ci separano dal mare di Bordighera e Vallecrosia.

nuvilla, nerussi, san ferian

  • valli 2

Da noi, come altrove in campagna, ogni fondo da lavorare ha un nome: Nuvilla, Nerussi, San Ferian, sono le terrazze degli ulivi che coltiviamo.

In passato se ne occupava il nonno Bartumè (Bartolomeo): fare la calza a ogni pianta, arricchire di letame, l’erba almeno una volta a stagione e, in quella secca far sentir loro un pò d’acqua che non abbiano a patire. A quegli anni si dava ancora il veleno per la mosca alle piante in basso verso il fondo valle. Poi nostro padre prese il compito del nonno. Assieme all’olio i conigli e le uova, quasi che un lavoro tirasse l’altro.

In effetti la collina ligure obbliga spesso a scelte opposte.

Se la prendi di petto la trasformi in fabbrica. Se l’accetti come te l’han data i padri, e la rispetti, ti tocca studiarne ogni ombra nelle ore del giorno per capire cosa ti può dare. Lavori con lentezza, utilizzi ogni anfratto, ogni vallone, ogni “sgarumpo” che possa dar vita a una pianta.

Cuci e ricuci i muri in pietra, costruisci una terrazza dove puoi e fai in modo che l’erba non ci cresca mai troppo per non scivolare …  a volte la collina inganna e tocca risalire dopo essere caduti.

Ora che babbo è finalmente nonno e ha smesso di dare ordini, ci accostiamo a quel lavoro.

Lavoriamo le piante durante l’anno, frangiamo l’olio e continuiamo a venderlo come han fatto i vecchi. Accanto al solito lavoro, quello che – nella tradizione – porta dall’oliva all’olio nel piatto dei clienti, vorremmo creare un “luogo dell’olio”.

Siamo convinti che il reddito non sia l’unica cosa. Si può fare un bel lavoro a ricordare, recuperare e promuovere la cultura dell’olio di taggiasca dell’estremo ponente ligure.

Possiamo ridare vita a spazi spesso dimenticati che tornano a essere luoghi, contenitori di una cultura, generatori di nuove energie, motori che riordinano il territorio e, forse, la nostra società.

Collinedipietra.it  è il luogo virtuale che raccoglie la comunità di estimatori dell’olio di Taggiasca delle valli costiere che collegano l’Italia alla Francia.Visitandoci potrete comperare il nostro olio e partecipare – anche da lontano – a ciò che nasce dal nostro lavoro e dai nostri racconti.